RUBRIKO

dimanĉo 9a decembro 2007

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Questa è la versione 2003 del programma della Federazione, la versione attuale è possibile vedere in Esperanto.

« L’Europa per intendersi, l’esperanto per comprendersi »

La prossima legislatura europea sarà storica se stabilisce una reale democrazia europea.

Dalla qualità, dall’efficacia di questa democrazia, dipende il giusto trattamento di tutti gli altri aspetti della politica europea.
L’Europa nello stato attuale è giudicata dalla maggioranza dei cittadini come molto imperfetta, e talvolta anche inammissibile nel suo funzionamento.
Il deficit democratico è proclamato da tutti.
È la sorgente di un buono numero di difficoltà incontrate dai cittadini europei.
Infine, questo deficit democratico impedisce, l’appropriazione dell’identità europea tanto per i cittadini europei stessi che per il resto del mondo.

Il nostro programma “per allargare la democrazia a misura dell’Europa” è dunque centrato su questa constatazione, e dà le chiavi di un vero atto fondatore per la democrazia europea e per la sua efficacia.
Noi difendiamo politicamente l’idea che la democrazia è primordiale affinché siamo fieri di essere dei cittadini europei. Noi difendiamo politicamente l’idea che questa cittadinanza non può stabilirsi sull’annientamento delle nostre identità, nazionale e regionale.
Noi dobbiamo essere dei custodi della sussidiarietà, della multi “culturalità”, del plurilinguismo.
L’Europa non deve rappresentare né una nuova egemonia, né nuove sottomissioni per i suoi cittadini.

IL PRIMO CRITERIO DI UNA DEMOCRAZIA È IL DIRITTO DI ESPRESSIONE

Non basta proclamarlo durante la campagna.
Per essere un deputato credibile, in quanto al suo impegno su questo preliminare “inconturnabile”, bisogna proporre e difendere i mezzi precisi per assicurare l’esercizio di questo diritto per ogni cittadino europeo senza discriminazione : né di nazionalità, né di lingua, né di patrimonio, ecc.
La nostra originalità rispetto alle altre liste che iscrivono l’obiettivo della costruzione democratica in testa del loro programma, è di porre come necessario l’uso di una lingua neutrale come lingua di lavoro nelle commissioni del parlamento e come lingua-ponte per una comunicazione senza intralcio tra i cittadini europei.
Constatiamo l’inefficacia del plurilinguismo esaltato dalle lingue dominanti che conducono di fatto al dominio puro e semplice dell’inglese. Vogliamo una Europa dai cittadini senza egemonia.

Siamo prammatici e possiamo enunciare chiaramente la nostra proposta :
Che ciascuno continui a sviluppare la sua propria lingua, senza pastoie economiche, né politiche, né culturali.
Che ciascuno acquisti gratuitamente e per un sforzo ridotto al minimo, la lingua di scambio, neutra, pratica, l’esperanto. _ Infine che ciascuno ritrovi la libertà di apprendere altrettante lingue che gli piacerà, senza obbligo né costrizione, vale a dire per il suo piacere e il suo arricchimento culturale.

La gravità di questo preliminare linguistico per la costruzione di una democrazia europea non manca di illustrazioni desolanti :

- Le commissioni sono bi- o tri-lingue, ma in pratica, senza la responsabilità di efficacia, diventano monolingui, al profitto dei soli locutori dell’inglese.
Questa situazione obera evidentemente l’efficacia e la democrazia dei dibattimenti e mette le decisioni finali sotto forte influenza di un solo gruppo linguistico, culturale e politico.
Potremmo, senza sorprendere, fare notare che il paese portatore di questa lingua e di questa cultura è quello che spesso si è opposto alla costruzione europea.
Occorre che sottolineiamo anche che questo dominio nei dibattimenti, di per la lingua, e anche l’informazione, è una breccia evidente offerta alla super-potenza americana, la quale non ha mai potuto nascondere la sua reticenza a vedere l’unione europea diventare una concorrente più efficace sul piano economico e politico ?

- In termine di efficacia, l’uso dell’inglese rappresenta un handicap per lo sviluppo economico europeo.
Qui è il rapporto qualità-costo che possiamo dimostrare, con in più il suo corteo di ingiustizie.
È vero affermare che l’investimento consentito lungo tutto il nostro sistema scolastico, poi in seno alle imprese di tutte le regioni non anglofobi, rappresenta un handicap.
Si tratta in questo caso di una tassa linguistica pagata dal grande numero di cittadini europei, a favore prima di coloro che ne sono dispensati, vedi anche largamente beneficiari come noleggiatori di stage linguistici : gli inglesi (ma anche gli americani e le loro attività).

- I reclutamenti in numerosi campi : scienze, commercio, politica, funzionari europei, si effettua per la preferenza linguistica, come ne testimonia l’esigenza spesso menzionata di “english mother tongue” nelle offerte di impiego europeo o anche nazionali.
Questi atti devono essere passibili delle più severe condanne per disprezzo della convenzione europea dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Colpo di scena, cari concittadini, ci sono altre soluzioni, e noi siamo là per raddrizzare il torto che si cerca di fare a voi nonché alle generazioni future !

Difatti, la sola conoscenza della lettura dell’inglese tecnica basta al ricercatore, al tecnico e all’ingegnere. Dunque si può, per fermarsi a ciò che è utile, dividere per 4 il numero di ore dedicate all’insegnamento dell’inglese nel sistema educativo e universitario, tanto più che esso non garantisce assolutamente e al contrario la costruzione di una democrazia in Europa.

Una lingua di comunicazione, l’esperanto, esiste da 121 anni, che ha fatto tutte le sue prove in termini di efficacia negli scambi internazionali, tanto nel campo della vita corrente che in tutti i rami dello scibile.
Questa lingua politicamente neutrale, che si può con facilità apprendere in un tempo record – stando all’appello delle pedagogie moderne - è garante del rispetto reciproco tra cittadini di lingua materna differente, e questo in quanto loro diritto di espressione e loro interessi in generale. Del fatto che l’esperanto richiede poco investimento (dieci volte meno di ore), e per l’abbandono del super-investimento per l’inglese che continua a fallire in termini di efficacia per l’immensa maggioranza dei cittadini europei, una nuova politica linguistica è facilmente finanziabile con un beneficio immediato.
L’esperanto permette di ricentrare gli investimenti di apprendistato e di produzione su degli obiettivi realmente culturali.
Così è perfettamente possibile, ponendo un debole sforzo sull’esperanto, di liberare un beneficio per tutti, in termine economico, e di equilibrio culturale e politico in Europa.

Queste qualità sono riconosciute dall’UNESCO dal 1958.

L’Europa potrà allora porsi come esempio di integrazione nel rispetto attivo delle diversità del suo patrimonio culturale e linguistico.
L’Europa, dimostrando che l’egemonia non è né il suo motore, né il suo riferimento ideologico, attirerà la simpatia e si aprirà le collaborazioni della maggioranza dei paesi.
Questa vera indipendenza europea, iscritta nei fatti culturale e linguistica, sarà molto più significativa di tutte le dichiarazioni di principio già giudicate come inefficaci per gli elettori.

Per i cittadini europei, la politica linguistica proposta dall’elenco “Europa Démocrazia Esperanto” :

- è maggiore giustizia, uguaglianza ;
- è il rispetto assicurato della diversità e dunque la preservazione della specificità culturale europea ;
- è un’efficacia economica e scientifica decuplicata e tutto ciò a un costo inferiore.
- è, per il tirocinio dell’esperanto, un’eccellente introduzione all’apprendistato più efficace delle altre lingue ;
- è infine l’avvento di una Europa dei cittadini, più solidali ed efficace.

LA DEMOCRAZIA GARANTISCE ANCHE IL RISPETTO DELLE MINORANZE E SVILUPPA GLI STRUMENTI CHE FAVORISCONO I DIBATTIMENTI PACIFICI E COSTRUTTIVI

Vogliamo essere gli iniziatori di idee forti sull’esercizio delle solidarietà europee, degli scambi, della preservazione dei biotopi, culturo-topi, lingui-topi. Siamo degli ideatori di stramenti per preservare e allargare le libertà, per assicurare l’equilibrio dei poteri, ecc.

- Per le garanzie sulla qualità dell’informazione
L’industria dell’informazione è diventata la prima industria del mondo ed è generalmente sottomessa all’ascendente dei poteri finanziari.
Bisogna garantire al tempo stesso l’indipendenza e la libertà dei giornalisti, e impedire le manipolazioni menzognere, le loro conseguenze drammatiche...
Il principio è di imporre per legge, ai proprietari dei grandi media, la critica contraddittoria dell’informazione, secondo le modalità che devono essere oggetto di una larga concertazione.
Altri dispositivi come le commissioni di controllo, sono da perfezionare.
Difatti, noi pensiamo che la ricerca di qualità nell’informazione, legalmente instaurata, rap-presenti un reale incitamento alla critica e alla trasparenza, strumenti fondamentali della democrazia.

- Per la democrazia partecipativa per la possibilità di chiamata al referendum secondo le modalità dell’iniziativa popolare.
Constatate spesso che le istituzioni anche democraticamente elette, non sempre sanno prendere in tempo le decisioni, ispirarsi alle idee nuove talvolta così necessarie ecc.
Sosteniamo come buona la possibilità di una chiamata al referendum per un movimento cittadino, dal momento che può dimostrare il suo numero significativo ai sensi della legge, dal momento che risponde ai criteri costituzionali di sussidiarietà.
Così per i problemi il cui carattere locale, o regionale, o europeo, sarà riconosciuto dai termini della costituzione, una petizione di chiamata al referendum che interessa la popolazione implicata, permetterà l’esercizio di una democrazia diretta.
Per la sua sola esistenza, questa disposizione costituzionale, servirà naturalmente di pungiglione per stimolare la capacità di ascolto e di invenzione delle istituzioni elette.

- Per una Europa dei cittadini senza discriminazione, né di patrimonio, né geografico.
La cittadinanza europea deve essere percepita nella pratica di ogni cittadino. In particolare la possibilità di soggiorni nelle regioni linguistiche o culturali, differenti dalla regione di origine, deve essere proposta a tutti i giovani, qualunque sia la durata della loro formazione o dei loro studi. Le altre modalità di scoperta della diversità europea devono essere sviluppate, badando a cancellare le disuguaglianze economiche : per esempio i gemellaggi, le creazioni artistiche inter-culturali. Noi sosteniamo come necessario lo sviluppo dei programmi di scambio, di apprendisti, di allievi, di studenti, di professori, di funzionari, di ogni attore economico secondo le loro volontà. Vogliamo l’uguaglianza tra i cittadini nell’appropriazione di un’identità europea. Saremo vigili sulla nozione di quote per l’accesso alle funzioni europee, senza discriminazione culturale o geografica o qualsiasi altra. Queste misure sono essenziali per fondare la solidarietà, l’identità di cittadino europeo, e l’aspirazione democratica.

- Per la difesa delle terre culturali e linguistiche
La sopravvivenza delle minoranze non può fare a meno di disposizioni protettive, mirando a preservare la densità critica di popolazione, necessarie alla sopravvivenza di una lingua, di una cultura, di un popolo. Vogliamo che sia studiato e pubblicato un stato dei luoghi, culturale e linguistico in Europa.
Questo deve servire di fondamento a una politica di difesa del patrimonio culturale e lin-guistico. Sarà particolarmente attento alle minoranze e dovrà rispettare i principi di sussidiarietà.
Ai nostri occhi, la politica di difesa della diversità culturale ha un’importanza uguale a tutti gli altri parametri di sviluppo e di prestazione dell’unione europea.
Questa esigenza deve essere aggiunta nei testi legislativi fondamentali costituenti l’Unione.
È cruciale per ogni difesa della multi-culturalità e del multi-linguismo la quale troverà gli strumenti legislativi protettivi di questa diversità.
E ancora le sole promesse di intenzioni non bastano.
Tramite queste disposizioni, otterremo il rispetto attivo delle minoranze, il mantenimento della ricchezza linguistica e culturale, l’assicurazione del rispetto delle radici, il diritto all’avvicinamento linguistico e culturale.
Sottolineiamo il nostro attaccamento alla nozione di territorio culturale e linguistico, raddoppiato dal nostro attaccamento al principio di sussidiarietà.
Così si baserà l’adesione all’identità europea, non come il prosciugamento delle radici di ogni cittadino, ma come il prolungamento dei valori di tolleranza e di solidarietà.

- Per gli altri dibattimenti che interesseranno il parlamento europeo in questa legislatura, i testi delle dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo (1948) e del cittadino europeo, così come le convenzioni dei diritti del bambino, saranno i nostri riferimenti.

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